Cosa penso

 

POETICA DI CLAUDIO CAPORASO

Non sono prolisso, sono anzi piuttosto succinto nelle mie descrizioni, forse perché non amo parlare. Mi piace arrivare al dunque, senza troppi giri di parole. Così nelle mie opere. Ci sono i dettagli di base, la situazione è inequivocabile, poco interpretabile. Vedo l’arte come la forma di comunicazione più potente che possa esistere e trovo sia un peccato utilizzarla per dare un messaggio poco chiaro. Le parole, quelle si che sono interpretabili, ma l’arte non dovrebbe esserlo. Certamente può suscitare emozioni diverse, ma il messaggio deve essere uno e univoco. Per questo motivo amo le figure. Non ho mai cercato di togliere forma ad una forma. Il meccanismo che ci permette di guardare qualcosa e vederlo per ciò che è, è già fin troppo complesso: i nostri occhi non guardano, essi immaginano. Vedono colori che non ci sono, trasformano le forme, vedono oggetti inesistenti. Tutto ciò a causa di emozioni e condizionamenti. Non è necessario creare ulteriore confusione alterando la forma, privando la forma del suo significato. È essenziale che un artista sappia riproporre il reale, con la magia e la sensibilità dovuta. Che sappia rendere lo stesso oggetto più o meno bello, esasperandolo magari, immettendolo in un contesto idilliaco o angoscioso, ma esso deve rimanere tale. L’abilità dello scultore deve essere questa, saper ricostruire una forma e interpretarla idealmente, ma senza stravolgerla o addirittura denaturarla. Chi fruisce deve comprendere ciò che guarda e ammirare la bravura di chi ha creato quella forma. Questo è il motivo per cui non amo l’astrattismo e se volete saperlo, non amo neanche questa cosiddetta poetica che ormai tutti quanti chiedono. Non la amo perché è figlia di tutto questo niente che ormai riempie il panorama moderno dell’arte. Tutto questo accozzagliamento di forme, assembramento di pezzi, che vanno a creare qualcosa che comunque non riesce ad avere una forma e che invece va interpretata. Ormai siamo arrivati al punto che se ad un artista non viene chiesta la poetica si rischia di non comprendere il messaggio che vuole trasmettere, ammesso che ce l’abbia. La mia poetica è chiara, basta guardare le mie opere. Chi lo fa non ha bisogno di chiedermi cosa penso. E non avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a scriverlo perché io sono uno scultore e la mia specialità è scolpire, non parlare , non scrivere. Guardando le mie opere si viene a conoscenza di tutto il mio mondo, il mio pensiero, il mio sentimento e della mia poetica. L’arte per me è bellezza e verità. È comunicazione. È un modo per fare emozionare e pensare. Per mettere di fronte a fatti concreti. Per ricordare qualcosa o qualcuno. Nella mia produzione artistica ci sono elementi peculiari che da sempre accompagnano le mie opere: la donna, i fiori, il fiabesco. E la continuità della materia. Quando si dice da cosa nasce cosa, io cerco di esprimerlo da sempre nelle mie opere. Da un foglio di carta arrotolato nasce il busto di un poeta, da una goccia di acqua nasce una donna, da un blocco di marmo prende forma una figura. Tutto ha un senso preciso, tutto ha un inizio e una fine. Lo scultore non è un operaio che mette insieme dei pezzi, bensì una persona che ha abilità specifiche per ricostruire il reale interpretandolo attraverso il proprio pensiero. Scavare una pietra o un ceppo di legno, levare la materia da un blocco di creta, modellare la cera, lavorare la resina, formare una gomma, partecipare alla fusione dell’opera, patinarla, questo deve saper fare uno scultore. Prendere dei pezzi e metterli insieme a mio parere non può essere definita arte. Sono fuori tempo, lo so. Sono fuori dal tempo e dal coro, ma io sono un visionario, un don chichotte, un sognatore. Per me la scultura non è un hobby, è il mio motivo di vita, e per questo non sono disposto a scendere a compromessi. Nelle mie opere c’è bellezza, passione, amore, significato, denuncia. Attraverso il bello si può denunciare, senza scadere nell’osceno o nel volgare. Nelle mie opere c’ è tutta la poesia che non riesco a trasmettere attraverso queste parole. Nelle mie statue ci sono ore di lavoro per arrivare al risultato studiato, non improvvisato. L’arte va pensata e studiata, come una frase ad effetto non può essere pronunciata d’impulso per evitare che il proprio sentire possa storpiarne il significato.


Ho sempre amato il bello e l’armonia della forma. Ho sempre basato la mia arte sul classico, rivisitandolo con la mia fantasia e la mia maestria e collocandolo in età contemporanea. Ho sempre idealizzato la figura femminile mia ispiratrice come portatrice di vita, delicata e sensibile ma sempre più forte e decisa. E la Natura ha sempre accompagnato le mie opere arricchendole di dettagli. La particolarità delle mie opere sta nel fatto che le figure si fondono , possono nascere dalla stessa base e ramificarsi o viceversa, un uomo può fondersi in una pergamena e una goccia può dare vita alla figura di una donna. In questo momento sto lavorando ad n progetto per combattere ogni tipo di violenza sulle donne.
Non amo le opere astratte perché penso che l’artista debba trasmettere il suo pensiero e non sia necessario essere interpretato. Il messaggio dell’arte deve essere chiaro e le basi di un artista devono essere classiche, anche chi fa arte concettuale o astratta dovrebbe avere le basi per poter disegnare o scolpire qualcosa di comprensibile non abbozzato. Ormai troppa gente crede di potersi definire scultore perché in grado di assemblare materiale di riciclo. Secondo me il concetto non deve essere più importante del saper fare.


Col passare delle varie epoche storiche, ogni cultura, ha dato una diversa interpretazione dell’espressione artistica derivante da uno stretto legame con il suo fruitore, predisponendo il pubblico e la critica ad un approccio molto personale dell’arte.

Oggi noi, dopo aver respirato e integrato questi aspetti, li inseriamo in modo automatico all’interno delle nostre opere, così che queste siano fruibili e decifrabile da chiunque.

Insomma un’Opera d’Arte deve essere comprensibile sotto tutti i punti di vista possibili.

Deve essere bella per tutti, deve esprimere sensazioni ed emozioni indistintamente per chiunque la osservi, deve essere perfetta in ogni sua parte, sia sul piano materiale che concettuale e deve racchiudere al suo interno ogni tipo di materia o pensiero conosciuto dall’uomo, mostrando anche chiaramente il pensiero filosofico dell’Artista che l’ha concepita.

Pertanto un’Opera d’Arte si deve misurare, giudicare e valutare, non su uno soltanto di questi aspetti, come avviene normalmente nella nostra epoca, ma sulla quantità di elementi contenuti al proprio interno, per poterla elevare dal piano più basso a quello universale, in pratica “all’Opera d’Arte”.

Quello che voglio esprimere è forse più comprensibile da capire se proviamo a notare ciò che divide l’Artigianato dall’Arte.

Quando si arriva a concepire un oggetto estremamente bello,di eccellente manifattura, e questo oggetto supera i suoi aspetti più concreti grazie ad elementi fondamentali come la fantasia, il linguaggio poetico e l’espressività, allora esso può essere, a ragione, definito “Opera d’Arte”.

Bisogna valutare “Arte” tutto quello che racchiude ed esprime in modo magistrale un concetto, una filosofia, un pensiero, dai secoli dei secoli fino ad oggi.