Prof. Aldo Maria Pero

CLAUDIO CAPORASO

Lo spezzino Claudio Caporaso occupa una posizione significativa nell’àmbito della scultura italiana dell’ultimo decennio. Come tutti gli artisti viventi ha dovuto affrontare la scelta tra formale ed informale, tra opere destinate a durare nel tempo ed installazioni di effimera esistenza. Convinto che per sua intima natura le arti figurative siano tali perché in grado di esprimere i propri contenuti senza il bisogno di intermediari e di esegesi interpretative, ha indirizzato la propria ricerca verso creazioni che, per quanto non prive di seducenti versanti simbolici, siano tali da rappresentare una volontà artistica del tutto esplicita. Si è quindi rivolto alla creazione di opere di totale leggibilità nelle quali ha espresso contenuti concentrati nella piccola dimensione. Una statuaria da salotto, la sua, di costante fruibilità nelle sue figure che ripercorrono in una ininterrotta germinazione le componenti essenziali della scultura, dalle nette linee della classicità al simbolismo medievale sino alla conclusiva espressione della profonda fiducia laica del Rinascimento nell’intelligenza umana, cui i grandi umanisti del tempo attribuirono i presupposti capaci di creare un mondo parallelo a quello della creazione divina.
Le caratteristiche fondamentali dell’opera di Caporaso sono la leggerezza, il tocco delicato che par solo sfiorare la materia da foggiare, e la meditazione, che traspare in quei suoi volti concentrati in un pensiero lontano. In certe soluzioni pare accostarsi al Laurana per la capacità di affidare la spiritualità di un volto a poche linee essenziali; in altre pare buon discepolo del Michelangelo che diceva esistere nella scultura anche una componente pittorica per la capacità di «aggraziare» ed ingentilire le esigue figurine che il nuovo maestro allinea nel proprio laboratorio; in altre ancòra sembra voler accogliere la tesi di Bernini, secondo il quale la «torsione e il movimento son tutto nell’eccellenza dell’arte nostra» dando vita alle sue eteree ballerine che affondano i presupposti della loro bellezza assai più lontano di quanto una critica spicciativa abbia visto trovando un modello di riferimento in Degas.
In realtà, la scelta di dedicare il proprio ingegno ad un’espressione figurativa della propria poetica ha posto Caporaso nella difficile situazione di essere sempre collegato a qualcun altro in quanto modello concreto e non come principio da lungi ispiratore di uno stile creativo del tutto originale. La scelta dell’informale sarebbe stata una soluzione più semplice e gli avrebbe evitato di sentirsi sempre paragonato a qualche antico maestro, ma lo avrebbe anche condotto in un limbo segnato da una fondamentale indeterminatezza. Invece in lui si coniugano perfettamente la maestria di una tecnica sovrana e la capacità di reinterpretare in termini contemporanei non opere di un illustre passato ma i lieviti stessi della lotta del demiurgo che nell’ottusità del marmo vuole imprimere una favilla della fantasia e dell’ingegno. Sforzo degno della più alta considerazione ove si prendano in esame gli esiti della sua produzione, raffinati esemplari di una sensibilità luministica e di una volontà d’arte caratterizzata dalla cura estrema del particolare e dallo sforzo di comportarsi sempre come se si trattasse dell’opera prima

 

Aldo Maria Pero

Proferire e critico d’arte